Nel De Civitate Dei Sant’Agostino scrive che i martiri vengono così chiamati perché sono testimoni di questa fede (nella risurrezione di Cristo): e testimoniandola, ebbero il mondo nemicissimo e crudelissimo; e vinsero non col contrastarlo, ma col morire. Per questa fede sono morti coloro che da Dio possono impetrare i miracoli, e che sono stati uccisi affermando il nome di Dio.

La liturgia ciò esprime di continuo: Torture e violenza hanno sofferto i martiri, testimoni di Cristo fino alla vittoria; Morti per Cristo, i martiri vivono in eterno; Il sangue dei martiri fu sparso per Cristo sulla terra: in cielo essi raccolgono il premio eterno.

Sant’Agostino si domanda: Chi non ha sentito parlare dei martiri? Quali labbra cristiane non ripetono i loro nomi? E auspicava che questi nomi fossero così radicati nei nostri cuori da indurci ad imitare le sofferenze dei martiri…

Noi del 2000…, noi che ci diciamo cristiani, dobbiamo confrontarci con il modo con cui sant’Oronzo ha vissuto la fede, seguire il suo coraggio e imitare le sue luminose virtù.

San Tommaso d’Aquino vede nei martiri specialmente tre virtù: la fortezza, con la quale si affrontano i grandi pericoli e le prove più crudeli; la pazienza, che fa sopportare la malvagità e le violenze per difendere ciò che è un bene; la fede, che l’amore a Cristo ha manifestato con coraggio intrepido.

Nella celebrazione rievocativa del martirio del nostro patrono, c’è la riproposta del suo messaggio, c’è l’esempio mirabile della sua testimonianza, che ci ricordano: La vita è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo c’è la vita, là c’è il Regno (Sant’Ambrogio).

Ed allora, crediamo fermamente come ha creduto il nostro Patrono; viviamo onestamente dovunque operiamo; purifichiamo il nostro cuore dagli egoismi, che causano discordie, arrivismi, litigi, insensibilità alle urgenze materiali e spirituali della gente.

Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri (San Paolo ap.).

Contempliamo la sacra immagine del nostro Patrono e uniamo la contemplazione alla meditazione della parola di Dio e al canto degli inni liturgici, per entrare nell’armonia dei segni della celebrazione, in modo che il mistero celebrato si imprima nella memoria del cuore e si esprima nella novità di vita (C.C.C.) di ognuno di noi.

La memoria del martirio di Sant’Oronzo pone pure alla nostra attenzione, in maniera perentoria, la testimonianza intrepida dei martiri di ieri e di oggi.

In questi anni, in questi mesi si rinnova la passione di Cristo nelle membra della Chiesa e il sangue degli innocenti trucidati irriga le contrade del mondo.

Le rivendicazioni di vario tipo, in diverse parti del mondo, condotte con l’odio più brutale e con perfida crudeltà e la follia della pulizia etnica impazzano, uccidendo e distruggendo.

I cristiani pagano più di tutti con la morte la fedeltà a Cristo e alla Chiesa.

Raccogliamo il gemito e lo strazio degli uccisi, le lacrime degli oppressi, il grido degli innocenti: a noi – sul loro esempio – l’impegno di annunziare il Salvatore e di produrre opere di bene, grati ai fratelli e sorelle che nel Salvatore hanno creduto e vissuto e per lui hanno donato la vita.