articolo ripreso da portalecce
e scritto da Andrea Pino
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Il rapido e convinto rilancio del culto e del patronato di Sant’Oronzo nel Seicento, oltre che per la gratitudine verso il santo a motivo della salvaguardia dalla peste nel 1656, si spiega particolarmente con il contesto religioso, culturale, sociale e politico vissuto dalla città e dalla diocesi leccese e con il conseguente, fervido impulso del vescovo Pappacoda.

 

 

 

In un momento in cui la Chiesa registrava episodi sconcertanti, come l’illegittima irruzione di 300 soldati nel convento dei Celestini per effettuare l‘arresto di due ricercati per assassinio nel 1599.

L’autorità civile rifiutava di continuare a riconoscere alla diocesi alcune antiche giurisdizioni feudali; ci fu persino un’incursione di soldati nel febbraio 1626 in episcopio…

La comunità ecclesiale subiva, intanto, diverse situazioni di amarezza per l’evidente difficoltà del vescovo Scipione Spina di guidare in modo efficace l’azione pastorale, a cominciare dalle attività del clero.

Il presule affrontò con grandi difficoltà gli ostacoli del Capitolo a sostenere economicamente l’istituzione di tre nuove parrocchie cittadine (Santa Maria della Porta, Santa Maria delle Grazie e Santa Maria della Luce), volute per affiancare quella della cattedrale, per cui nel 1606, per risolvere il problema, dovette intervenire formalmente un Visitatore apostolico, il vescovo di Polignano, Giovambattista Guazzato.

Si era registrato, inoltre, profondo e pubblico diverbio tra Padri Teatini e Gesuiti riguardo alla patrona cittadina Sant’Irene, tanto da spingere il sindaco Francesco Paladini a porre rimedio, decretando ufficialmente l’elargizione di 2mila ducati alla chiesa di Sant’Irene a mo’ di riparazione.

L’arrivo a Lecce, nel 1639, del presule Luigi Alessio Pappacoda, già esperto nell’arte pastorale come vescovo di Capaccio, valente uomo di cultura, dottore in utroque iure, fu, allora, un evento trionfale, per cui fu accolto con grandi festeggiamenti: “per le vie popolose della città sotto un pallio azzurro… facevano ala molti squadroni fanti comandati da Fabio Verardi. La popolazione era delirante. La cattedrale era parata a seta” (PALADINI G., La Chiesa cattedrale nel glorioso succedersi…, p. 17).

Era giunto, finalmente, un vescovo capace di una decisa riforma secondo il Concilio tridentino: con cambiamenti perspicaci, convinti ed efficienti e nello stesso tempo con atteggiamento capace di essere conciliante al momento opportuno.

Per cui, ad esempio, Pappacoda seppe cedere al sindaco il compiacimento di erigere in cattedrale l’altare in onore di Sant’Oronzo, ma poi riuscì a realizzare l’intento molto più importante di ottenere la dichiarazione di nuovi patroni cittadini da parte della Congregazione dei riti dei santi Oronzo, Giusto e Fortunato.

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