Il 25 agosto del 1895, nel Duomo, alla presenza di Mons. Salvatore Luigi dei Conti Zola, vescovo di Lecce; di Mons. Gaetano Bacile dei Baroni di Castiglione, vescovo titolare di Leuca e di Mons. Teodosio Maria Gargiulo, vescovo di Oria, l’oratore sacro Mons. Emanuele Murino, disse il panegirico di S. Oronzo.

Per i lettori parte dell’esordio:

“Vi sono degli eroi nella storia dell’umanità, che formano da soli la vita di un popolo. Vasta rivelazione del pensiero di Dio, essi, con mano poderosa, ne afferrano i destini, se ne impadroniscono, ed a proprio talento li dirigono per una via, che è cammino di gloria e di grandezza.

Cotali eroi non muoiono mai, la loro vita si perenna in quelle di cento e cento generazioni, attraverso alle quali vivono nella storia, nei costumi, nelle tradizioni, nella gratitudine universale. Mal quindi si apporrebbe chi prendendo ad interesse di tali eroi l’elogio, si fermasse ai pochi giorni del loro terreno pellegrinaggio; questi non sarebbero che le ombre del gran quadro, un raggio della luce suprema, la prima pagina di un libro eloquentissimo: No: per bene elogiarli, bisogna abbracciare orizzonti più vasti, bisogna interrogare il passato e il presente, spingersi audaci anche nell’avvenire di quel popolo col quale essi hanno indissolubilmente legato la gloria ed i destini loro per formare quell’insieme meraviglioso, che si chiama la vita dell’eroe.

Tale è il nostro Sant’Oronzo.

Quando il volere del nostro primo magistrato di questa nobilissima città, me presceglieva all’onorevole incarico d’intesserne, in questa che è la più solenne tra le vostre festività, panegirica orazione, io ebbi coscienza di tutta l’arduità dell’impresa… Ed ecco visione inaspettata, mi apparve nel mezzo della vostra città una colonna sulla quale maestosa vidi ed ammirai, vestita del pontificale indumento, la statua di S. Oronzo: la vidi, la contemplai, parvemi leggere in essa un’epopea gloriosa di 19 secoli di storia; cento e cento generazioni vostre mirai sfilare innanzi, e, come ispirato, corsero sulle labbra le parole per lui registrate dall’Ecclesiastico: Nessuno lo uguaglia nella nascita, egli fatto per essere il principe dei suoi fratelli, il fondatore della sua stirpe, la vita del suo popolo”.