La solenne ricorrenza annuale dei nostri Santi patroni, martiri della fede cristiana e primi pastori della Chiesa leccese, commemora i testimoni che ci hanno preceduto nel Regno, coloro che la Chiesa riconosce come “santi” avendo seguito “le orme di Cristo e per suo amore hanno versato il sangue”.

Pertanto, la ricorrenza ha la finalità di ricordare che “quando la Chiesa fa memoria dei martiri e degli altri santi, essa “proclama il Mistero pasquale” in coloro “che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi e implora per i loro meriti i benefici di Dio” (Conc. Vat. II).

La Chiesa in tal modo ci invita ad entrare nella dimensione della fede, a credere e ad imitare i Santi che “contemplano Dio, lo lodano e non cessano di prendersi cura di coloro che hanno lasciato sulla terra”, che “la loro intercessione è il più alto servizio che rendono al Disegno di Dio”, per cui “possiamo e dobbiamo pregarli d’intercedere per noi e per il mondo intero” come afferma il Catechismo.

Per onorare veramente e per santamente venerare i Testimoni della Fede, bisogna avvalersi di forme di pietà religiosa valide ed efficaci al progresso spirituale: tra queste ci sono specialmente la preghiera, il digiuno, la professione della fede, la condivisione delle altrui sofferenze.

Senza la preghiera che unisce a Dio in una comunione di amore filiale; senza il digiuno, cioè senza la rinuncia a tutto ciò che non è conforme a chi vuole essere cristiano; senza la professione di fede dovunque il cristiano opera; senza la solidale partecipazione fattiva alle altrui sofferenze, le feste dei Santi rischiano di essere manifestazioni festaiole vuote e inefficaci alla promozione umana e persino fuorvianti quando si cedesse alla moda dell’effimero, per cui quei valori di cui i santi sono i vesselliferi e che i cristiani hanno il diritto di esaltare e il dovere che siano difesi e promossi, vengono svalutati, non considerati, trasgrediti.

Per onorare i santi si deve privilegiare la preghiera, la conoscenza e la meditazione della loro vita e delle loro virtù, la testimonianza di fedeltà al Vangelo della Salvezza, la concreta opera di elevazione sociale.

La gioia serena, l’esultanza pulita e liberata dalla trasgressione, contribuiscono nei giorni di festa ad elevare nobilmente quelle iniziative che le assicurano, a loro volta liberate dallo spreco e dallo sperpero di risorse da impiegare invece per degni fini.

Chiamati a raccolta attorno ai nostri Santi patroni, rammentiamo che “l’annuncio del Vangelo è il tesoro ricevuto dagli Apostoli e fedelmente custodito dai loro successori…”; rammentiamo che “tutti i credenti in Cristo sono chiamati a trasmetterlo di generazione in generazione annunziando la fede, vivendola nell’unione fraterna e celebrandola nella liturgia e nella preghiera” (C.C.C.).

I nostri santi Patroni hanno iniziato e fondato la civiltà cristiana della nostra gente: difendiamola, arricchiamola sempre di più.