articolo ripreso da portalecce
e scritto da Andrea Pino
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In una Piazza Duomo vestita a festa come nelle grandi occasioni, fino a lasciare senza respiro per la sua bellezza, si è svolto ieri il solenne pontificale nella solennità dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, patroni della città di Lecce e dell’intera arcidiocesi.

 

 

 

A presiederlo in questo tempio a cielo aperto che, come in un abbraccio ha accolto i simulacri dei tre protettori, mons. Želimir Puljic, arcivescovo di Zara e presidente della Conferenza episcopale croata.

Il sacro rito, trasmesso in diretta da Portalecce (GUARDA) ha visto, oltre alla presenza dell’arcivescovo Michele Seccia, di mons. Cristoforo Palmieri e dell’arcivescovo Luigi Pezzuto, anche una nutrita rappresentanza del presbiterio diocesano e religioso, del collegio dei diaconi, di religiose e religiosi, di consacrati e del popolo santo di Dio.

All’inizio della solenne concelebrazione eucaristica è toccato a Seccia fare gli onori di casa, manifestando gratitudine e gioia al vescovo Puljic per l’invito accolto. Accorate le parole del vescovo di Lecce: “Eccellenza carissima, a nome mio e dell’intera comunità diocesana che mi onoro di servire, il grazie per aver accolto l’invito ad essere qui. Questa celebrazione è come un ponte che unisce Zara a Lecce, queste due oasi di bellezza lambite e bagnate dal Mediterraneo e ora benedette dalla testimonianza e dalla intercessione del nostro Sant’Oronzo”.

Dal canto suo, il vescovo di Zara, nella sua omelia (LEGGI IL TESTO INTEGRALE) ha subito messo in luce il clima familiare e accogliente respirato in questi giorni in terra leccese, un contesto da lui già conosciuto fin dai tempi dell’episcopato del compianto arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi.

Ecco le parole del presidente dei vescovi croati: “Ho accolto con piacere l’invito del vostro stimato arcivescovo metropolita mons. Michele Seccia e mi sento onorato di poter, in questa circostanza, condividere con voi, carissimi fratelli e sorelle, gli stessi sentimenti di appartenenza culturale e professare insieme la stessa fede cattolica. […] Devo subito confessare che in questa terra benedetta e protetta da tanti santi e martiri, mi sento a casa. Non soltanto per le ragioni di una cittadinanza onoraria che ho ricevuto due anni fa dal comune di Turi, ma anche per tanti legami storici che uniscono i nostri due popoli”.

Come un fiume in piena e profittando del contesto storico attuale, segnato dal conflitto e dalla barbarie che si stanno perpetrando ai danni del popolo ucraino, Puljic ha voluto riportare mente e cuore a quanto il popolo di Croazia ha sperimentato circa un ventennio fa, allorché le guerriglie con il popolo serbo hanno seminato in questo lembo di terra sofferenza e martirio.

La festa del patrono, dunque, oltre che essere momento propizio per fare memoria grata di un passato che, come le radici tiene il popolo ancorato alle fondamenta, diviene occasione per irrobustire la propria fede in Cristo, forte dell’esempio luminoso di tanti uomini che, affascinati dalla Parola non hanno mancato di mettersi alla sequela del Signore.

Ancora l’arcivescovo di Zara: “L’annuale ricorrenza della festa liturgica del santo patrono è una felice occasione per ritrovarci insieme e vivere un momento di condivisione dei nostri ideali di fede e umanità. Si dice che le feste patronali sono fortemente identitarie e svolgono il ruolo di custodi delle tradizioni, degli usi, dei costumi di una città e di un paese. Si pensi al significato civile e cristiano di San Ambrogio per Milano, di San Marco per Venezia, di San Petronio per Bologna, San Gennaro per Napoli, Sant’Oronzo per Lecce, Santa Anastasia per Zadar (Zara), per fare solo alcuni esempi noti. La celebrazione dell’Eucaristia nella chiesa madre della diocesi, la cattedrale, contribuisce ad animare questa identità con il messaggio della Parola di Dio e l’esempio della vita dei santi. Facendo memoria del martire Sant’Oronzo, noi facciamo la memoria di un testimone di fede cristiana e di coraggio evangelico. La terra pugliese è stata benedetta e fecondata dal sangue dei martiri. Noi dobbiamo, infatti, la nostra fede e le nostre tradizioni di religiosità popolare al sacrifico dei martiri. In modo particolare, abbiamo il dovere della memoria e della gratitudine verso il primo dei martiri, Gesù Cristo, morto in croce per la nostra salvezza”.

La liturgia dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato ha, inoltre, fatto calare il sipario sul Giubileo Oronziano indetto lo scorso anno dall’arcivescovo Seccia per celebrare i duemila anni della nascita del santo patrono di Lecce.

Prima della benedizione finale e della lettura del decreto di fine anno giubilare (firmato tra gli altri dagli arcivescovi di Lecce e Zara e dal sindaco di Lecce) da parte del cancelliere arcivescovile, Seccia ha simbolicamente chiuso la Porta Santa ponendo fine a questo tempo di grazia che tanti doni ha portato a tutta la Chiesa di Lecce.

Si spengono le luci, dunque, su tre giorni che hanno concesso al popolo di Lecce di sentirsi più unito a Cristo Signore, forte della protezione di Oronzo, Giusto e Fortunato che costituiscono un continuo richiamo alla santità, meta e fine di ogni cristiano. Non si ferma il cammino della Chiesa di Lecce proiettata verso il futuro in una dimensione sinodale e di missionarietà con l’occhio fisso alla carità.

 

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

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