articolo ripreso da portalecce
e scritto da Andrea Pino
[ad_1]

L’arcivescovo Michele Seccia ha appena terminato di pronunciare il tradizionale Messaggio alla città al rientro della solenne processione e davanti ad una piazza gremita di fedeli e di pellegrini. Portalecce, dopo aver seguito in diretta tutto l’evento, (GUARDA) offre il testo integrale alla lettura e alla riflessione dei suoi lettori.

 

 

 

Quest’anno, il tradizionale Messaggio alla città si colloca al termine del Giubileo Oronziano, a duemila anni dalla nascita del primo vescovo di questa città. Come ben sapete, non è stato un anno facile, sia a livello internazionale, dove alla crisi sanitaria ha fatto seguito lo scoppio della guerra in Ucraina, sia a livello locale dove non sono mancate le inevitabili ricadute in ambito economico e sociale.

Come pastore della Chiesa di Lecce, avverto nel mio cuore un certo senso di insoddisfazione, smarrimento e sfiducia che serpeggia presso il nostro popolo. La comunità diocesana, mentre vive unitamente alla Chiesa universale la prima tappa del Sinodo mondiale, caratterizzata dall’ascolto e dalla narrazione, non può che farsi carico del sentire della nostra gente, raccogliendone le angosce e le sofferenze, le ansie e i dolori, al fine di presentarle al Signore, vero medico in grado di curare ogni spirituale ferita.

Oggi, pertanto, desidero rispondere al tanto attivismo della vita presente e alle molteplici ricette sbandierate dai profeti di questo mondo, annunciando la suggestiva forza della parola del Vangelo, pronunciata da Gesù: “Venite a me, Voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro. Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”.

Teniamoci allora in disparte dal chiacchiericcio, manteniamoci puri da ogni subdola tentazione di dominio, di sopraffazione, liberiamoci dalla schiavitù di tutto ciò che inquieta il nostro cuore, non lasciamoci assalire dalle preoccupazioni del mondo, sottraiamoci ai complicati e oscuri giochi di potere, ma riacquistiamo la semplicità del cuore e indirizziamo in ogni tempo il nostro spirito verso la vita spirituale, la contemplazione di Dio.

Solo così giungeremo a comprendere il vero senso delle realtà concrete della vita quotidiana. Infatti, per capire le cose della terra, bisogna elevare il nostro cuore e la nostra mente verso l’alto.

Scriveva Santa Caterina da Siena: Il desiderio dell’anima di giungere a Dio le dà sete della virtù e della salvezza … arriva alla luce dell’intelligenza e contempla l’amore infinito, che ci ha insegnato il Figlio crocifisso. Allora, essa trova riposo e pace… si riempie fino all’orlo di carità… Gusta l’acqua viva che si trova solo in Dio, l’oceano della sua pace” (Cfr. Dialogo della Divina Provvidenza, cap. II).

Non è forse questa la pace che ha trovato Sant’Oronzo quando ha ascoltato l’annuncio del Vangelo e ha deciso nel suo cuore di seguire la via di Cristo crocifisso e risorto, impegnandosi a diffondere la Parola di vita che aveva attratto e trasformato tutta la sua esistenza?

Sono queste le radici della nostra fede, che rifugge l’attivismo e l’efficientismo asfissiante del nostro tempo e ama piuttosto riposarsi dagli affanni della vita nel silenzio di una chiesa, nel sacrario della propria coscienza o nella invocazione corale della comunità. Vi è una bellissima pagina, frutto della spiritualità domenicana più alta e profonda, che così si esprime: “Quelli che praticano soltanto le virtù comuni differiscono da quelli che sono condotti dallo Spirito Santo, come l’uccello che cammina per terra è diverso da quello che vola, sostenuto dal soffio del vento” (Giovanni di San Tommaso, De donis Spiritus Sancti I, II, q.68).

Lecce, allora, ha bisogno di ripensare il suo futuro alla luce delle sue meravigliose radici. Il suo centro cittadino è un pullulare di chiese, conventi, cappelle, edicole votive, opere sacre in cartapesta, segni meravigliosi della fede di un popolo. E anche, le periferie sono state costruite attorno alle nuove chiese parrocchiali, veri centri aggregativi e formativi pure nei quartieri più disagiati.

Al termine dell’intensa stagione turistica che ha portato sollievo economico, ma anche tanta fatica e frenetico lavoro, non permettiamo che le nostre bellezze siano solo luoghi da ammirare, ma piuttosto realtà da vivere, sorgenti d’acqua viva da cui attingere, posti in cui rifocillarsi nello spirito. Ripensiamo anche ai luoghi dello svago, affinché non diventino siti per bivaccare. Proprio in questi giorni, leggevo della strage silenziosa degli incidenti stradali che coinvolgono tanti nostri giovani, incuranti del pericolo e desiderosi solo degli sfrenati sballi dei fine settimana.

Può essere questo l’autentico sviluppo del nostro territorio o il clima idoneo per far crescere i nostri giovani? Non è piuttosto utile e doveroso da parte delle generazioni adulte insegnare loro che il vero piacere non consiste nelle frivolezze della vita, bensì nella ricchezza della cultura, nell’armonia della musica, nel gusto per l’autentica bellezza e nelle gioie della vita dello spirito?

Mi si consenta a questo proposito di spendere una parola di incoraggiamento per i nostri amministratori, ad ogni livello istituzionale: non temete, qualche volta, ad assumere decisioni impopolari quando queste hanno una finalità fortemente educativa e formativa. Non abbiate paura di fare passi in avanti per restituire a questa città il suo vero volto: quello di un territorio a vocazione culturale nel quale i principi umani e i diritti, quelli di tutti, restano a fondamento dell’umana convivenza.

So bene che cambiare provoca sempre disagio, ma se non proviamo a ridimensionare il valore del denaro non daremo mai un giusto senso alla nostra vita. Penso ad una “rivoluzione educativa” nella quale vorrei tanto sentirmi accompagnato dagli adulti, dai formatori, dai padri e dalle madri di famiglia: sarebbe un gran bell’investimento per il futuro dei nostri ragazzi.

Aumentino invece nella nostra città i momenti culturali, i cantieri per la riflessione, e qui mi appello non solo agli amministratori ma soprattutto alla scuola, al mondo accademico, al prezioso contributo del mondo dell’associazionismo che, grazie al cielo, pullula a Lecce e crea notevoli occasioni di sviluppo. La nostra università continui ad aprirsi al territorio favorendo il dialogo e l’approfondimento, la scuola continui a formare con passione le nuove generazioni entrando sempre maggiormente in contatto con la spiritualità del nostro territorio e la famiglia, sempre più intossicata dai tanti drammi morali e spirituali, riviva la gioia della condivisione in semplicità e letizia.

Bisogna infatti rifuggire con fierezza e prontezza dalla svendita del nostro territorio, spesso piegato allo sfruttamento e alla sete del guadagno. Questo è il tempo perché Lecce diventi capitale della cultura, sia pure senza medaglie, titoli e riconoscimenti ufficiali; città della creatività artistica e artigianale per eccellenza e divenga presto epicentro di irradiazione di educazione civica e cristiana.

Lecce poi, sia sempre più in grado di essere comunità accogliente, pronta a venire incontro alle necessità dei poveri e dei sofferenti e non chiuda le orecchie dinanzi al grido dei più bisognosi. Anche in questo campo, però, bisogna evitare facili equivoci. La solidarietà non si deve trasformare in compiacimento e accondiscendenza a proposte che favoriscano qualsiasi forma di pigrizia o di mancanza di laboriosità che talvolta riscontro tra le varie forme di emarginazione. A tutti va ricordato che la vita implica sacrificio, che il pane va guadagnato con il sudore della fronte e che l’accattonaggio non può diventare il lavoro di una intera esistenza.

Dobbiamo anche riconoscere che molte forme di emarginazione presenti in mezzo a noi posso generare la caduta nella droga, nell’alcol, nella ludopatia o in nuove dipendenze e possono sfociare nei drammi dell’abbandono, della depressione e della solitudine. Contro queste terribili e insidiose miserie umane, la Chiesa continua a svolgere un lavoro silenzioso ed efficace, pur in mezzo a tante difficoltà: di questo, e di tutto il loro impegno, non finirò mai di essere grato ai miei sacerdoti. Le parrocchie, le mense per i bisognosi, le Caritas, le molteplici organizzazioni di volontariato, i centri di ascolto, il consultorio diocesano, la Casa della Carità (che al termine di quest’anno compirà 10 anni di vita), i centri di lotta contro le varie forme di dipendenza sono una celeste carezza che asciuga le lacrime di tanti.

Infine, mi sembra giusto far riferimento a una felice circostanza: l’Anno Oronziano è coinciso con il ritorno della squadra di calcio del Lecce in serie A. Fa onore alla nostra terra il raggiungimento di questo prestigioso traguardo, che va ora difeso e mantenuto. Mi fa piacere che si sia giunti a tale risultato con una dirigenza leccese costituita da diversi soci, tra loro coesi e compatti, che ha fatto del radicamento sul territorio e dell’amore al Salento il suo principale punto di riferimento. Il Lecce calcio diventi un vero volàno perché si radichi nel territorio la cultura dello sport, della condivisione e anche le piccole realtà sportive di provincia aiutino i nostri ragazzi, affinché, invece di lasciarsi prendere dallo stare tantissime ore sul telefonino o sul pc, possano correre sui campi, apprezzare i giochi di squadra, vivere lo spirito di sacrificio.

Mi rivolgo nuovamente a voi, cari uomini e donne della politica, affinché possiate difendere e proteggere il nostro territorio, e accompagnare lo sviluppo della piccola imprenditoria locale, talvolta penalizzata da scelte poco condivisibili. Sia solerte il vostro impegno, siano audaci i vostri progetti di sviluppo, siano attente le vostre orecchie ai bisogni del nostro popolo! Riflettete, meditate e agite per il bene comune. Guardate alla politica come a una splendida missione che richiede particolare impegno, intelligenza, audacia, ma soprattutto coerenza ed onestà.

La nostra Nazione si appresta a vivere un importante appuntamento politico, le elezioni anticipate. Tra un mese esatto saremo tutti chiamati ad esprimere il nostro voto, in piena libertà e coscienza, con la speranza di inaugurare una nuova stagione fatta di scelte forti, lungimiranti e volte a garantire il vero bene della comunità. Perché ciò avvenga dobbiamo rifuggire dalla tentazione dell’astensionismo: rinunceremmo ad un diritto imprescindibile della democrazia, quello di essere protagonisti del destino della nostra società. Auspico vivamente che le settimane che ci separano dalle urne continuino ad essere all’insegna della moderazione, evitando le sterili polemiche e si arricchiscano, invece, di un dibattito serio, profondo e rispettoso delle idee altrui.

Questo vi chiede il nostro popolo, questo spera la nostra gente. Solo questo vi farà guadagnare la fiducia dei cittadini affamati di speranza come non mai. Così sia.

Foto di Arturo Caprioli

[ad_2]