Nel volume “Storia di Lecce dagli Spagnoli all’Unità” di Bruno Pellegrino, nel capitolo “Economia e società: una crescita senza sviluppo”, Giuseppe Poli, ricercatore di Storia moderna nell’Università di Lecce, nota, tra l’altro, che “Intorno alle numerose ricorrenze religiose, che, ovviamente rappresentano le circostanze più frequenti per questo genere di consumi e di attività sia da parte dei privati come della comunità, si sviluppa quella che potrebbe essere definita una vera e propria “economia del sacro”… E’ interessante il seguito che si riferisce alla “Festa” di Sant’Oronzo del 1761.

“Le spese per questo genere di ricorrenze raggiungono, tuttavia, livelli eccezionali in occasione della celebrazione della festività di Sant’Oronzo, il protettore di Lecce, colui al quale la città deve l’incolumità nella circostanza dell’epidemia pestilenziale di metà Seicento. Sulla scorta dei dati desunti dai bilanci comunali, si può, anzi, constatare una speciale graduatoria alla quale sono soggetti i vari santi di cui a Lecce si celebrano periodicamente le festività. Nel bilancio dell’anno finanziario 1759-60 è singolare, forse anche in corrispondenza del suo voto di povertà, lo stanziamento e la spesa di soli 10 ducati a favore di San Francesco d’Assisi. Si tratta della somma più bassa messa a disposizione dagli amministratori locali per siffatte celebrazioni. Tale somma lievita a 20 ducati, rispettivamente, per San Domenico, Sant’Antonio e Sant’Irene. Per sant’Oronzo si stanziano, invece, ben 300 ducati, talché per il 1761 si legge che

≪La festività di Sant’Oronzo in quest’anno è riuscita sontuosa ed eccellente essendovi stata una nobile cuccagna piena di viveri ed animali, di commestibili, di salami, uccellami, e fra queste cose cinque bei grossi pezzi di vaccine vive oltre molti animali pecorini vivi e morti. Vi sono stati ancora sette abiti di uomini cuciti e anche di donna con tutti i loro finimenti e questa cuccagna rappresentava una gran taverna. Il carro è stato assai magnifico con la solita cavalcata di maestri sartori vestiti tutti di una stessa divisa alli quali si è data la paga di ducati 140. Le divise erano color celeste adorne di argento. La musica in chiesa e in piazza è stata veramente degna con le solite luminiere e cinque pezzi di fuochi artificiali. Il panegirico si è recitato dal sig. d. Oronzo Morelli ed il nuovo cortile di tutto illuminato dal Vescovo monsignor Sozij Carafa e questa fu la prima fiata in cui si fece tale illuminazione colla facciata della Cattedrale, della canonica antica, del Seminario non meno che tutti gli ordini del campanile in vali colori che era cosa veramente degna ed un colpo d’occhio onde per la fama ed avviso di si gran festa precorso per la provincia tutta, vi è stato un gran concorso di signori forastieri, di gentiluomini e baroni delle varie terre, la qual festa nel dì di S. Bartolomeo venne disturbata dalla gran pioggia che insieme a tremendi lampi, tuoni e grandine, verso le ore 19 durò sino alle ore 20, ma poi serenatosi il tempo a 21 ore diede luogo al pubblico di goderne.

Quella di Sant’Oronzo è, infatti, una ricorrenza molto attesa a Lecce, per il significato simbolico attribuito al suo protettore. Nel corso di cento anni la somma destinata alle sue celebrazioni lievita dai 150 ducati del 1657 ai 300 ducati – come si è detto – del 1761 e raggiunge i 700 ducati nel 1764. E’ da notare il singolare incremento di questa cifra, in concomitanza di grandi calamità che affliggono il Regno di Napoli, per motivi che attengono all’esigenza di propiziarsi il favore divino. In questa ottica si comprende il rilevante aumento della somma accantonata dagli amministratori locali per tale solennità nel 1764. In quella circostanza, tra gli strascichi della terribile carestia che travaglia tutto il Regno, ci si lamenta della celebrazione avvenuta

molto miserabilmente nonostante che il governo abbia dato li soliti ducati 700 cosa che ha fatto tutti stordire mentre dal detto Sindaco e grassieri si aspettava altro governo onde la mal’annata fu ancora per i Santi.≫