“Credo la chiesa una, santa, cattolica e apostolica”: è la proclamazione che nelle solenni assemblee liturgiche e nelle celebrazioni della Pasqua domenicale, il popolo di Dio esprime per rinnovare la professione di fede nelle eterne verità e negli eventi della storia della Salvezza.

La ricorrenza annuale dei Martiri Oronzo, Giusto e Fortunato, è una riproposta della loro santità, come segno luminoso della loro appartenenza in pienezza alla Chiesa “santa”, come esempio alle nostre generazioni, come testimonianza di fede, di speranza e di Carità, a conferma che la “santità” della Chiesa è una delle sue caratteristiche prerogative.

Dice il Concilio Vat. II: “Noi crediamo che la Chiesa è indefettibilmente santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito, è proclamato “il solo Santo”, ha amato la Chiesa come “sua sposa e ha dato se stesso per essa, al fine di santificarla, e l’ha unita a sé come suo Corpo e l’ha riempita col dono dello Spirito Santo, per la gloria di Dio”.

Dal vincolo sponsale tra Cristo e la Chiesa, dalla sua donazione totale e dalla sua oblatività perenne e feconda, fiorisce la “santità” nei battezzati, sicché la Chiesa è “il popolo santo di Dio” e i suoi membri sono chiamati “santi”.

La chiesa è “santa” perché Cristo è il Santo, perché santi sono i mezzi della Salvezza che le ha donato, come afferma il Concilio Vat. II: “Sulla terra la Chiesa è adornata di una santità vera, anche se imperfetta… Muniti di tanti e così mirabili mezzi di Salvezza, tutti i fedeli d’ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a quella perfezione di santità di cui è perfetto il “Padre celeste”.

“La chiesa – nota il Catechismo cattolico – unita a Cristo, da lui è santificata: per mezzo di lui, e in lui diventa “santificante”. Tutte le attività della Chiesa convergono come a loro fine, verso la  santificazione degli uomini e la glorificazione di Dio in Cristo. E’ nella Chiesa che si trova “tutta la pienezza dei mezzi di Salvezza. E’ in essa che per mezzo della grazia di Dio acquistano la santità”.

“Quanti vengono inseriti in Cristo con il Battesimo, formano il popolo dei santi” afferma l’apostolo Paolo. E l’apostolo Pietro afferma che sono la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo di Dio che si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui”.

La Chiesa è “santa” perché fonda la sua esistenza sulla Parola di Cristo, che è l’ultima Parola di Dio, parola che la rigenera e le infonde la potenza della Carità intesa come unione vitale e vitalizzante con Dio, come forza di espansione a tutti gli uomini del Vangelo.

S. Pio IX ha scritto: “La Chiesa che è maestra di vita, che è guida di Salvezza… è feconda madre e nutrice di virtù… resa più che mai illustre dalla gloria di tanti santi”.

“Canonizzando alcuni fedeli, ossia proclamando solennemente che tali fedeli hanno proclamato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla Grazia di Dio, la Chiesa riconosce la potenza dello Spirito di santità che è in lui e sostiene la speranza dei fedeli offrendo loro “i santi” quali modelli e intercessori… Di fatto molti cristiani, in ogni epoca, vivono secondo la  logica della Carità.

Non pochi giungono fino all’eroismo e tra essi alcuni vengono riconosciuti “santi” (Conc. Vat. II).

La Chiesa, pur includendo anche i peccatori e pur essendo sempre bisognosa di purificazione, per la sua intrinseca prerogativa derivante dalla santità di Cristo, per la testimonianza di esemplare santità di tanti cristiani “è sorgente e origine di rinnovamento spirituale nei momenti più difficili della sua storia. La santità è la sorgente segreta e la misura infallibile della sua attività apostolica e del suo slancio missionario” (Giovanni Paolo II).

I nostri primi santi patroni martiri nella storia della Chiesa, nella nostra storia, con la loro santità, sono prova inconfutabile della santità della Chiesa, perché in essa e da essa rigenerati nel Battesimo e fattisi per Cristo evangelizzatori intrepidi contrassegnano la loro attività apostolica e il loro slancio missionario con il sigillo del martirio.

Il loro sangue è stato seme che ha fecondato la chiesa leccese, la loro santità ha segnato la storia delle nostre popolazioni, ha indicato loro la strada che a Dio conduce. Le nuove generazioni trovino cristiani che sappiano indicare l’invitta fede, l’immensa Carità, la gioia della donazione a Dio per la salvezza degli uomini, che dai nostri primi Santi rifulgono di luce perenne.