I “martiri” sono testimoni esemplari di Cristo, della sua vita e del suo Vangelo. La loro testimonianza è portata fino alla suprema prova di fedeltà e si tinge del loro sangue.

Gli Apostoli sono stati i primi “testimoni” di Cristo: lo hanno annunciato “risorto” e al Risorto hanno donato la vita come segno della totale fedeltà a Colui che li aveva mandati” ad annunciare il Regno di Dio.

La storia della Chiesa è storia dei “testimoni” e dei “martiri”: “testimonianza” e “martirio” sono i termini sempre ricorrenti che contraddistinguono e caratterizzano le vicende della vita cristiana, sono i termini che comprendono i diversi modi di esprimere pienamente la fede. Scriveva Origene: “Chiunque è testimone della verità a parole, o anche con i fatti, o in qualsiasi altro modo, può giustamente essere chiamato martire.

Ma ormai tra i cristiani, a causa della loro ammirazione verso quelli che lottano per la verità o per la virtù fino alla morte, è prevalso l’uso di chiamare martiri soltanto quelli che hanno dato la loro testimonianza sul Mistero di Cristo con lo spargimento del sangue.

Ma il nostro Salvatore chiama martiri quelli che danno testimonianza delle cose dette da Lui”.

Il diacono Stefano ha dato la testimonianza della fede e del martirio insieme.

Con Stefano e con gli Apostoli, poi una innumerevole folla di testimoni e di martiri ha esaltato e dimostrato la fede cristiana.

Lo storico Tacito ha affermato che al tempo di Nerone subì la morte “una ingente moltitudine” di cristiani.

Dione Cassio attesta che l’imperatore Diocleziano fece uccidere, tra gli altri, il cugino console Flavio Clemente con la moglie Flavia Domitilla a causa della loro fede.

Gli storici cristiani sono unanimi nello scrivere del gran numero dei martiri e ne descrivono i tormenti a cui erano esposti.

Ha scritto Eusebio: “E’ impossibile precisare il numero dei martiri che subirono il tormento sotto la persecuzione. Solamente in Frigia un paese fu arso completamente, donne e bambini compresi, per la fede”.

E Tertulliano: “Molti, sorpresi per la nostra coraggiosa fermezza, hanno voluto cercare la causa di una pazienza così straordinaria e, conosciutala, sono venuti con noi”.

“Moltissimi cristiani di Nicomedia furono condotti su barche in alto mare e fatti affogare”: è uno dei tanti esempi riportati negli scritti dell’Allard.

Harnack ha dovuto ammettere: “Non si ha il diritto di misconoscere il coraggio che era necessario per essere e vivere da cristiani”.

I Martiri sono coloro che “abbracciarono la morte a testimonianza della fede, seguirono le orme di Cristo sul cammino della croce” (dalla Liturgia); sono coloro che “sono passati attraverso la grande tribolazione” (Apocalisse); sono coloro che qualsiasi gravissimo evento avverso non è riuscito a separare dall’amore di Cristo secondo quel che scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Roma: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha chiamati… I nostri Patroni consegnano nella ricorrenza celebrativa della loro “memoria” – al popolo del Salento – l’incomparabile ricchezza della fede, la cui luce di Verità lo illumina e la cui forza lo sostiene nella testimonianza cristiana, oggi sempre più necessaria.

Questa consegna va accolta perché la fede è guida sicura, è fondamento della Speranza, è motivazione la più valida per progredire nelle virtù umane e cristiane, per ribadire la somma utilità di vivere nella rettitudine e nell’onestà del costume morale, nella lealtà dei rapporti politici e finanziari, per realizzare nella Giustizia, la concordia e la pace nel segno della Carità sociale.