Don Giulio Cesare Infantino (1561-1636), leccese, parroco di S. Maria della Luce, “il più sincero ed appassionato scrittore delle sue patrie memorie” (Michele Paone), fissò per sempre nella sua opera “Lecce sacra” una storia altrimenti ignorata “di una Lecce inedita, e in gran parte purtroppo scomparsa, storia dalla quale trapela immenso l’amore per il proprio luogo natio” (Mario De Marco).

L’Infantino ha affermato: “Fra i suoi pregi Lecce ha la Chiesa Cattedrale ordinata dal Predicatore delle genti S. Paolo quando nella città Corinto consacrò il primo vescovo di questa Chiesa, che fu Orontio cittadino leccese, condottovi da S. Giusto Fondatore della Religione Cristiana in questa Cittadina di Lecce, e discepolo del medesimo S. Paolo nel ritorno ch’egli fece da Roma: il quale poi insieme col medesimo Giusto rimandò di nuovo a Lecce, per attendere a coltivare questa Vigna dal medesimo Giusto piantata, convertendo, e battezzando gli habitatori del paese. Onde può meritatamente gloriarsi d’essere delle prime Città Christiane d’Europa”.

Ininterrotta sequenza

Lo stesso Infantino fornisce la seguente ininterrotta sequenza di Vescovi della sede di Lecce a conferma dell’apostolicità della Chiesa: “Han governato questa Chiesa molti degni Prelati, anche Cardinali. E per lasciar gli altri da parte, farò mentione de’ Vescovi nostri compatrioti, i quali han santamente governato questa medesima Chiesa.

Il primo fu Orontio martire. Il secondo, S. Fortunato martire. Il terzo, Leucio martire. Il quarto, Dionigi martire e Sommo Pontefice. Il quinto, Blasio martire. Il sesto, Leucio secondo. Il settimo, Teodoro Bonsecolo. L’ottavo, Formoso Bene. Il nono, Formoso Lubello. Il decimo, Pietro Guarino. L’undicesimo Fulco Bello. Il dodicesimo, Roberto Voltorico. Il tredicesimo, Roberto Sambiasi. Il quattordicesimo, Raho de Noha. Il quindicesimo, Roberto de Noha. Il sedicesimo, Alberto Guarino. Il diciassettesimo, Antonio De Ferraris. Il diciottesimo, Giuliano Ciccaro. Il diciannovesimo, Girolamo Guidano. Il ventesimo, Tommaso Ammirato. Il ventunesimo, Guiduccio Guidano. Il ventiduesimo, Antonio Ricci. Il ventitreesimo Roberto Caracciolo. Il ventiquattresimo, Battista Castromediano: alcuni di questi Prelati Vescovi sono ricordati ai leccesi dalle varie targhe cittadine.

Testimonianza delle Immagini

Un altro fecondo scrittore leccese, don Luigi Protopapa, studioso della “tradizione” di Sant’Oronzo, ha scritto nel volume “Sant’Oronzo nella tradizione leccese” che “non mancano testimonianze che ci garantiscono dell’esistenza di immagini di S. Oronzo, conservate ed esposte alla pubblica venerazione nelle chiese, nei secoli precedenti al Seicento. In questa materia è preziosa la testimonianza dello storico Carlo Bozzi come si ricava dal suo libro scritto nel 1672. Egli assicura che al suo tempo si conservavano delle antiche immagini del santo sia in Cattedrale che in santa Maria della Porta, in Santa Irene e nel Sedile della città”.

Un altro dotto leccese, Giusto Palma, Fondatore e Console dell’Accademia degli Spioni, scrive sempre il Protopapa, assicurava in un suo scritto del 1657 che un’immagine del Santo si venerava nella Chiesa di S. Irene, e un’altra nel Seggio (Sedile) della Città.

Nella Cattedrale

Don Guglielmo Paladini, eminente studioso leccese di storia patria, nella sua “Guida storica ed artistica della città di Lecce” (1952) ha scritto: “La facciata secondaria che guarda l’ingresso della Piazza è di stile barocco ed è sormontata da una statua di S. Oronzo… Completata la fabbrica della Cattedrale fu eretta la cappella di S. Oronzo, il cui altare fu completato nel 1672.

La magnifica tela, raffigurante il santo Protettore, in abiti episcopali, benedicente, assistito da due angeli di meravigliosa e squisita fattura, è dovuta al fecondo, instancabile pennello di Giovanni Andrea Coppola di Gallipoli (sec. XVII).

Sempre il Paladini riporta nella “Storia della Cattedrale” una interessante deliberazione del Capitolo cattedrale datata 1593. In essa si legge: “Davanti l’immagine di S. Oronzo noi vediamo molte lampade che per devozione di particolari persone ardono di giorno e di notte”.

Oronzeide

E’ un titolo di un poema epico sulla vita del protocristiano, protovescovo, protomartire S. Oronzo, scritto da don Luigi Verdesca – Bax di Copertino e stampato in Lecce nella Tipografia Scipione Ammirato nel 1883.

L’epopea dei nostri Santi Martiri canta ed esalta la loro fede, il loro apostolato, la memoria imperitura.

A margine l’Autore scrive: “Tutti questi Eroi Cristiani si notano essere oriundi di Lecce nella “Storia del Regno di Napoli” dell’Abate Pacinelli tom. 2 fol. 171, stampata in Napoli presso Domenico Antonio Parrino nel 1703, le cui parole sono: “La Città di Lecce è stata la Patria di gloriosi Eroi così in Santità come in lettere ed armi: si annoverano fra questi il suo primo Vescovo e Cristiano S. Oronzo, S. Fortunato suo nipote, S. Emiliana sua sorella…”.

Alla fine del poema si legge: “Pel favor del vostro Santo, – Alma Lecce a te la morte – dell’Eroe diè illustre sorte.

Col suo sangue germogliaro – Nel tuo sen tra gli figli tuoi – Per virtù, per zelo rari – Molti illustri, e Santi Eroi, – Che nei fasti della storia va gloriosa sua memoria”.