La “Festa” è necessario pensarla come una corroborante sosta lungo il turbinoso divenire quotidiano, mentre è diuturno e incessante il carosello delle varie e numerose manifestazioni che caratterizzano l’estate, a volte con ritmi eccessivi, a volte anche con divertimenti trasgressivi.

La rimembranza del martirio dei nostri Patroni è preziosa occasione per riflettere sulla loro eroica testimonianza vissuta con insegnamenti luminosi e con i fulgidi esempi, nel segno delle virtù cristiane.

Le “feste” dei Santi hanno la finalità di tributare l’omaggio della lode, dell’adorazione e del ringraziamento a Dio, fonte della santità.

“Fin dai primi secoli dell’era cristiana i fedeli venendo acerbamente perseguitati, si cominciò con sacri riti a commemorare i Martiri, affinché le solennità fossero d’esortazione al martirio… Gli onori liturgici che in seguito furono tributati ai Santi, serviranno meravigliosamente a suscitare nei fedeli l’amore alle virtù” (Pio XI).

Le “feste” in onore dei santi hanno la finalità di “informare il popolo nelle cose della fede e nel sollevarlo alle gioie spirituali della vita… Essendo l’uomo composto di anima e corpo, ha bisogno di essere mosso dalle esteriori solennità in modo che, attraverso la varietà e la bellezza dei sacri riti accolga nell’animo i divini insegnamenti e, convertendoli in sostanza e sangue, faccia sì che essi servano al progresso della vita spirituale” (c.s.).

“Fare festa” vuol dire che il cristiano s’impegna di tradurre nel concreto della storia personale, familiare e sociale, le virtù dei Santi.

“Quando il mondo è infatuato dalla smania morbosa dell’accumulare ricchezze e a questo sacrifica la giustizia, è necessario l’esempio di una povertà volontaria e liberatrice.

Quanto il mondo è travolto dall’egoismo, che, come nel paganesimo e non solo allora, divide l’umanità in due ceti, l’uno di gaudenti, l’altro di sofferenti, è necessaria una inondazione di carità, come quella profusa dai santi.

Quando la famiglia non partecipa alla paternità divina ed è umiliata nel vizio, è necessaria la ‘memoria’ dei Santi per rinsavire” (C.D. Minoretti).

I Santi, con l’esempio sono luminosi fari, lampi provvidenziali, oasi dove la sete di bene viene saziata.

Noi di Lecce “rallegriamoci nel Signore, celebrando il giorno di festa in onore dei santi Patroni, modelli insigni di penitenti, invitti confessori della fede.

Proclamiamo le lodi dei nostri Padri, prendiamo maggiore consapevolezza della preziosa eredità di vita evangelica, che essi ci hanno trasmesso e che dobbiamo fedelmente custodire, professando e osservando il comandamento dell’amore fraterno, accogliendo la Parola di Dio, con l’impegno di conseguire frutti di vita santa (dalla Liturgia).

Oltre il folclore, oltre la frenesia nei commerci, oltre i divertimenti eccessivi e gli spettacoli non edificanti, “non celebriamo le solennità dei Martiri con vuote cerimonie; piuttosto procuriamo di imitare la fede di coloro che con queste celebrazioni mostriamo di amare… amando e imitando e così contemperiamo il fervore del nostro entusiasmo con la serenità di una vera gioia interiore” (Sant’Agostino).